PENSIERO MERIDIANO: una proposta di incontro tra culture

FRANCO CASSANO 10 luglio 2004  | LavorInCorso – CON…O…ScENZA

Sabato 10 luglio ISMO Lavori in corso ha ospitato Franco Cassano, professore ordinario di Sociologia della conoscenza nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bari. Ha diretto la Rassegna Italiana di Sociologia e il Centro interdipartimentale di ricerche sulla Pace dell’Università di Bari. E’ stato presidente di Città Plurale, associazione per la cittadinanza attiva.
La sua proposta di un “pensiero meridiano” parte dall’idea di decostruire uno sguardo diffuso e non neutrale che alimenta la dinamica caratteristica di ogni identità: quella di collocarsi al centro. Questo è, a suo dire, un modo di gerarchizzare i luoghi, di rendere ogni continente concentrato su se stesso, attento a rimirarsi.

Il Sud italiano ed europeo viene classificato spesso come periferia, come un gigantesco “non ancora”, dove, appunto, non è ancora arrivato lo sviluppo. E’ considerato un luogo di arretratezza e depressione, mancanza e limite. Nell’immaginario collettivo il Sud oscilla tra l’Inferno mafioso e il Paradiso turistico.
E’ necessario cambiare la rappresentazione degli altri a partire da sè, cambiare prospettiva e iniziare a guardare il Sud non come un “non ancora”, come una parte residuale.
L’Italia parte dal cuore dell’Europa e collega Nord e Sud del Mar Mediterraneo dividendolo in due bacini.

E’ difficile pensare la nascita della civiltà occidentale senza il fiorire della disciplina filosofica e la messa in discussione della verità. La cultura greca è intrisa di riferimenti alla pluralità; la stessa tragedia greca è un confronto continuo tra verità diverse e rappresenta la possibilità di un approccio alla realtà basato su misura e saggezza: ci possono essere ragioni opposte, entrambe valide, non ricomponibili. La verità diventa quindi il risultato provvisorio di una discussione.

Il relatore ha affrontato poi il tema del confine. Quasi sempre le identità che si ritengono forti si considerano “al centro”. Invece, chi sta “sul confine” ha una propria identità e può anche affacciarsi sugli altri: è una condizione epistemologica superiore, se si guadagna la possibilità di affacciarsi cognitivamente ed affettivamente sugli altri.
La posizione della frontiera è una condizione di estrema ricchezza, se non si coniuga esclusivamente come distanza dal centro. Il Mar Mediterraneo è, anche nel nome, “tra le terre”, media le terre, costituisce una connessione tra diversità, tra continenti, religioni, culture che sono e rimangono diverse.
Hegel considerava l’Occidente il punto più alto del sapere e riduceva le altre civiltà ad “orior”, cioè origine dell’occidente. L’Ovest diventava così l’eterno tutore, il maestro dell’Oriente che doveva affidarsi a lui.

La frontiera e la periferia non sono un degrado, ma rappresentano al contrario una risorsa. Il carattere geografico dell’Italia è un’indicazione storica, culturale e politica: l’Italia è un ponte, è sempre stata invasa e il suo valore consiste proprio nella capacità di contenere dentro di sè gli altri. E’ una civiltà che intende la pace come una grande relazione che fa dialogare le differenze. E invece l’Italia si è vissuta in gran parte come un’imperfezione rispetto a un modello.
In questo quadro il Sud può essere riconcepito non come un residuo, ma come una cerniera, un’indicazione di politica culturale ed estera. Il “centro” si sposta quindi sul confine; è un continuo andare e venire.

In questo ragionamento, il fondamentalismo più che una variante politica e culturale di una religione (l’Islam) può essere rintracciato nell’etnocentrismo tipico di tutte le culture e di tutti gli individui. L’atteggiamento fondamentalista porta a vedere negli altri dei barbari (cioè balbuzienti): gli altri cioè non parlano un’altra lingua, ma non sanno proprio parlare. Il fondamentalista vede la differenza ontologica dell’altro come un male e la sua esportazione rappresenta l’unica cura possibile. Il pensiero fondamentalista porta a voler sopprimere la differenza dell’altro e a farlo diventare identico. Non è altro che l’esportazione dell’identico e quindi il contrario del dialogo.
Oggi il vero fondamentalismo dominante, a cui non esistono contraltari, è, a detta di Cassano, quello del mercato e dell’economia.

Il Mediterraneo non è solo una partita locale; si incontrano in questo mare tre continenti, il NordOvest e il SudEst del mondo. Si gioca lì il rapporto tra le civiltà, che può essere praticato con l’ottica fondamentalista o attraverso uno scambio che miri ad apprendere dall’alterità.
Tutti noi siamo nati da altri (i nostri genitori), siamo stati accolti nel mondo da altri, abbiamo imparato a mangiare, parlare vivere attraverso gli altri. E ciò che ci arricchisce di più è la scoperta di una nuova (“altra”) concezione della nostra vita.
Il vissuto quotidiano della modernità è colonizzato da un assoluto: la velocità. L’uomo contemporaneo non si può distrarre, è sempre attento, vive nell’assolutezza di un presente puntiforme. Ogni presente è etnocentrico, esclude il passato e il futuro. Franco Cassano ci invita invece ad allargare la coscienza, recuperando la complessità intrinseca nella dimensione temporale.