ANTONIO SCHIZZEROTTO 19 febbraio 2005 | LavorInCorso – CON…O…ScENZA
Sabato 19 febbraio 2005 “Ismo Lavori in corso” ha ospitato Antonio Schizzerotto, professore di Sociologia presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca e Coordinatore scientifico dell’Indagine longitudinale sulle famiglie italiane, giunta alla terza rilevazione.
Nella sua più recente attività scientifica, si sta occupando di:
- variazioni delle disuguaglianze sociali che riguardano l’istruzione, il mercato del lavoro, la mobilità sociale e le possibilità di carriera legate alle classi, al genere e alle generazioni
- analisi comparativa dei corsi di vita
- sviluppo di uno schema europeo di classificazione delle occupazioni.
Il suo intervento a Lavori in corso si è focalizzato sulle disuguaglianze tra generazioni nei rischi di disoccupazione e di ingresso in relazioni di impiego atipiche.
Quali legami sono possibili tra soggetti e lavoro? Quale conoscenza è possibile per i soggetti del nostro tempo nel mercato del lavoro di oggi?

Schizzerotto ci ha parlato delle variazioni registrate nel tempo relative a:
– ingresso nel mercato del lavoro
– esperienza della disoccupazione
– esperienza di relazione di impiego atipica
e delle conseguenze di queste variazioni (effetti sulle dinamiche demografiche).
La durata della ricerca del primo impiego oggi varia da 20 giorni (per chi è nato nei primi 35 anni del secolo) a 2 mesi (per i soggetti nati tra il 1970 e il 1985).
La difficoltà nella ricerca del primo impiego ha un andamento di crescita lineare attraverso le coorti anagrafiche che sono nate nei primi 85 anni del secolo. Cresce linearmente anche la disoccupazione (intesa come la proporzione di individui che hanno conosciuto almeno un episodio di disoccupazione e come il segmento di vita trascorso in disoccupazione).
Nei soggetti che abitano il XX secolo si registra una crescente difficoltà e instabilità della vita lavorativa.
Le cause di questo andamento (ad U) sono da rintracciare in diversi fattori:
– andamento dei cicli economici
– ragioni di carattere istituzionale
– mutamento dei modelli di vita, dell’articolazione temporale dei corsi di vita.
Le nuove generazioni sono vittime di rigidità istituzionali e di nuove flessibilità.
Schizzerotto sottolinea un meccanismo collettivistico di esclusione delle nuove generazioni: l’immobilità dei vecchi detentori dei posti di lavoro ha impedito qualsiasi forma di competizione per gli aspiranti giovani ai posti di lavoro, anche se più preparati.
Per definizione, i rapporti di impiego a carattere temporaneo si concludono con episodi di disoccupazione: si registra, infatti una maggior durata della ricerca del primo impiego e una maggior incidenza del fenomeno di disoccupazione.
Per alcuni autori, la flessibilizzazione provoca l’impossibilità di capitalizzare gli apprendimenti on the job e il rischio di usura del capitale umano disponibile.
Schizzerotto non è di quest’idea; a suo dire, la flessibilizzazione ha provato un effetto positivo: la riduzione delle esperienze di lavoro informale per la popolazione italiana residente. Inoltre, sono aumentate le possibilità di trasformare la relazione di impiego temporanea in permanente. Il relatore aggiunge che, in molti casi, il lavoro atipico è una scelta legata a un particolare segmento del ciclo di vita (ad es. nel caso di lavori molto qualificati, da free lance) e consente maggior flessibilità.
Le coorti al loro interno presentano alcune disomogeneità, relative a:
– differenze di genere
– titoli di studio.
L’influenza dell’appartenenza di genere, a partire dagli anni ’50 ha perso rilevanza: i tassi di attività femminile si sono avvicinati a quelli maschili. Si registra una progressiva partecipazione femminile al mercato del lavoro: le donne, infatti, studiano più degli uomini e tendono a far fruttare il capitale umano.
In generale, si registra che le donne impiegano più tempo degli uomini a trovare un impiego, vanno incontro a un maggior rischio di disoccupazione e di relazioni di impiego atipiche. È cambiata la composizione della popolazione femminile: sono aumentate le donne nubili, le donne che studiano più a lungo e quelle che non hanno figli. Di qui l’incremento della loro partecipazione al mercato del lavoro. L’istruzione, infatti, è una risorsa fondamentale per partecipare al mercato del lavoro: facilita l’ingresso in relazioni di impiego standard. La formazione professionale e l’aggiornamento accelerano il reperimento di un nuovo impiego.
La transizione alla vita adulta in Italia per le nuove generazioni è particolarmente difficile e più lenta di quella di genitori. In particolare, si registra un ritardo:
– nell’entrata in relazione affettiva stabile
– nell’assunzione di ruoli coniugali
– nell’assunzione di ruoli parentali
– nella ricerca del primo impiego.
I nati dopo la metà degli anni ’60 sono i primi a non essere riusciti a migliorare il loro tenore di vita rispetto ai genitori.
Di questo fenomeno esiste un’interpretazione diffusa, di stampo culturale (Alessandro Cavalli): si parla di famiglie lunghe, della possibilità diffusa di condurre una vita “adulta” rimanendo nella casa dei genitori e del cambiamento della relazione genitori-figli (non più autoritaria e normativa).
Schizzerotto non sposa questa tesi e sottolinea che anche le generazioni nate negli anni ’30 incontravano gli stessi problemi. Si ritarda la ricerca del primo impiego in quanto aumentano gli anni di studio. Fino agli anni ’30, si lasciava tardi la famiglia di origine (a 28-30 anni gli uomini e a 25-26 le donne). Nelle coorti nate tra il ’37 e il ’62 si registra un’accelerazione. Successivamente, si registra nuovamente un ritardo nell’abbandono del tetto natale.
Le spiegazioni sono adducibili, secondo Schizzerotto, a diversi fattori:
– la congiuntura economica sfavorevole, sia a inizio che a fine secolo
– il boom degli anni ’50-‘60
– la scarsa protezione della relazione di impiego a inizio e fine secolo
– la rigidità del mercato della casa in Italia
– i comportamenti singolari delle banche e delle assicurazioni per i mutui della casa
– la presenza di un sistema di Wellfare di stampo residual-familistico, che ha come riferimento l’uomo adulto coniugato e non i giovani uomini e le giovani donne.
Questi molteplici elementi provocano il progressivo posponimento, da parte delle giovani donne istruite, del matrimonio e della nascita del primo figlio. L’incidenza dei nuovi matrimoni e i tassi di fecondità sono infatti declinati.
Schizzerotto sottolinea la necessità che cambi il sistema di wellfare.
L’istruzione è l’unica via che consenta un’ascesa sociale. Le disparità competitive – nell’accesso all’università e nell’ascesa sociale – tra operai e imprenditori/dirigenti/liberi professionisti non si sono ridotte.
Il legame tra titolo di studio ed esito occupazionale varia in funzione delle origini. I figli delle classi più agiate sono avvantaggiati nella ricerca dell’impiego, sono iper-protetti dal rischio di discesa sociale anche quando hanno titoli di studio bassi. L’origine sociale, infatti, agisce da moltiplicatore del valore di scambio del titolo di studio. L’appartenenza (intesa come ereditarietà sociale), in Italia, conta di più del merito e della competenza.
