CIBARSI DI ALTERITÀ

FRANCESCO REMOTTI 17 ottobre 2015  | LavorInCorso – Nutrimenti

Ci succede spesso, quasi ogni giorno e più volte al giorno, di mangiare senza pensare minimamente a quello che facciamo, se non talvolta per scegliere i cibi di nostro gradimento. Eppure il mangiare – atto così abituale e abitualizzato da diventare quasi automatico – è una delle attività più dense di implicazioni e di significati che l’essere umano è in grado di compiere. Come molti altri animali, noi ci nutriamo introducendo sostanze alimentari nella bocca, masticando e ingoiando. Il nutrimento dunque viene dall’esterno: esso implica un valicare il confine tra ciò che è “altro” rispetto al corpo e la sua più profonda intimità. Non si tratta soltanto di far passare confini, o più confini, tra l’esterno e l’interno, ma anche di sottoporre il “ciò che è altro” a intensi, spesso prolungati e oscuri processi di metabolizzazione (trasformazione, assimilazione, scarto). Gli esseri umani non si limitano però a introdurre sostanze dall’esterno: il “ciò che è altro” viene sottoposto a selezione e a un trattamento preventivo, che il più delle volte coincide con la cottura: segno, quant’altri mai, di cultura tipica dell’umanità.
La forte valenza simbolica del nutrimento organico si presta molto bene a interpretare i rapporti sociali in cui gli esseri umani sono inseriti in termini di alimentazione. Homo sapiens, in quanto animale profondamente sociale, ha bisogno di sostegno sociale e di nutrimento culturale, che gli può provenire dai suoi “simili”: comunicazione, condivisione, assimilazione sono momenti indispensabili per la formazione degli esseri umani in società (antropo-poiesi).
Qui gli “altri” sono i nostri “simili”. Ma per quanto chiuse o aperte le società possano essere, ogni società conosce al proprio esterno (e talvolta al proprio interno) un’alterità più forte: quella degli altri spesso intesi come nemici. Su questo punto, è come se le società si trovassero di fronte a un bivio, a seconda che interpretino se stesse e la propria cultura in termini di completezza o di incompletezza.

FRANCESCO REMOTTI – Francesco Remotti (1943), già professore ordinario di Antropologia culturale all’Università di Torino, ha condotto ricerche etnografiche tra i Banande del Nord Kivu e dal 1979 al 2004 ha diretto la Missione Etnologica Italiana in Africa Equatoriale. Tra i suoi numerosi volumi: Contro l’identità (Laterza 1996), Contro natura. Una lettera al Papa (Laterza 2008), Fare umanità (Laterza 2013).