PIETRO BARCELLONA 18 settembre 2010 | LavorInCorso – I dilemmi della vita
I libri che ho scritto, come l’ultimo, “Elogio del discorso inutile”, non sono mai stati pensati prima con uno schema o una traccia, ma sono stati tutti tratti da conversazioni registrate, poi rielaborate. I miei libri non sono pensati concettualmente ma pensati narrativamente. Questa è una dimensione della conoscenza spesso trascurata ma cruciale, poiché fondamento reale di ciò che poi noi riusciamo a dire è la narrazione, il racconto. “Elogio del discorso inutile” nasce da un incarico che mi è stato dato alla Scuola di Psicoanalisi di gruppo di Catania. Il corso si intitolava Filosofia della Scienza ed è stata quest’esperienza insieme ad altre, che mi hanno permesso di scoprire un modo di esprimersi, in grado di superare la “stanchezza delle parole”, dovuta a mancanza di significato e sostanza che caratterizza molto parlare di oggi. Avevo appena finito di scrivere “Il furto dell’anima”. Lo premetto, il sapere inutile è il sapere dell’anima, ciò che sfugge a ogni riduzione quantitativa. L’anima la si può intendere come si vuole, come la psiche, come l’anima dei cristiani, come l’anima dei greci, si tratta comunque di assumere questo invisibile che abita dentro di noi, come una specie di energia continuamente in movimento che spinge verso l’esterno.

