
di MARIA GIOVANNA GARUTI
Nella concezione dominante il sud è una combinazione perversa di arretratezza e repressione, da cui i popoli devono al più presto liberarsi per decollare grazie allo “sviluppo” verso la civiltà e la libertà.
Il punto di Cassano muove invece dall’idea che il sud non sia un residuo, un non-ancora dello sviluppo, ma un punto di vista critico sulla modernità e particolarmente su quella forma di modernità che negli ultimi anni ha conquistato il centro della scena; la modernità che necessita di intesa tra le culture senza colonizzarle in nome dei sacri principi del fondamentalismo del mercato.
La proposta del pensiero meridiano di cui Cassano è stato la voce narrante non è mossa da alcuna nostalgia, ma dalla lucida percezione degli esiti distruttivi di questo atteggiamento, che, impoverendo la tradizione dell’Occidente nelle maglie della semplice apologia del mercato, finisce per dichiarare una “guerra preventiva” culturale a tutte le altre civiltà.
Al contrario oggi è più che mai necessario decolonizzare un immaginario pervaso dal culto della velocità e della competizione a favore di un’idea di ricchezza più complessa di quella fondata sulla rincorsa ossessiva del possesso privato e sulla distruzione sistematica dei beni comuni.
Solo la costruzione di un dialogo paritario tra le culture potrà spingere l’Occidente a rinsavire dalla vertigine faustiana che lo ha risucchiato. Perché questo accada, perché nel pianeta si stabilisca il primato della Misura, è necessario che ogni cultura abbandoni la tentazione fondamentalista. A cominciare da quella che, a torto o ragione, si ritiene la più forte.
