DOMENICO DE MASI 24 aprile 2004 | LavorInCorso – CON…O…ScENZA
Sabato 24 aprile ISMO ha inaugurato il nuovo ciclo di “Lavori in corso”, che ha per titolo “Con …o… scenza” e ci vedrà impegnati un sabato al mese fino all’estate del 2005.
Ha dato il via all’iniziativa il prof. Domenico De Masi, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università di Roma “La Sapienza”, professore ordinario di Sociologia del Lavoro presso la facoltà di Sociologia della stessa Università, sociofondatore e Presidente di “S3 Studium”, Scuola di specializzazione in Scienze Organizzative.
Con un intervento illuminante, il prof. De Masi ci ha invitati a riflettere su alcune dimensioni e idee di cui non è possibile fare a meno e, per contrapposizione, su altri aspetti di cui invece possiamo fare “senza”.

A suo dire, dobbiamo stare con:
– il nostro patrimonio culturale (fatto di cultura ideale, materiale, sociale, libresca ed esperienziale), da coltivare attraverso luoghi di incontro, focolai di conversazione, creatività e sapere;
– l’etica, ribattezzata come “affidabilità” nella società post-industriale (fondata sui servizi) e in una visione laica;
– l’estetica, disciplina che si occupa della nostra felicità;
– la soggettività;
– l’emotività: il tra-guardo è la coniugazione di “maschile” e “femminile”, razionalità ed emotività, produzione e “ri-produzione”, lavoro e casa, attraverso la promozione di un modello androgino;
– il diritto all’introspezione e all’auto-poiesi;
– l’amicizia;
– il gioco, che ci aiuta a restare immaturi e a sviluppare la consapevolezza che la vita è un’immaturità perpetua da coltivare;
– l’amore, che è fatto di sensualità;
– la flessibilità (la linea curva, sensuale e libera di cui parla Oscar Di Mayer, contrapposta alla linea retta e veloce di Le Corbusier);
– la donazione di senso (tanto nota ai Greci che, invece di aumentare il numero di oggetti intorno a loro, hanno cercato di dare più significati agli oggetti che avevano);
– la creatività, sintesi di fantasia e concretezza;
– il lavoro intellettuale, la produzione di idee.
Possiamo invece stare senza:
– le attuali agenzie di formazione (ad esempio le Università), dove non ci sono le condizioni strutturali affinchè avvengano scambi fecondi di sapere;
– la pigrizia: minaccia il nostro agire eticamente in quanto attenua la mobilitazione di anima e corpo che ne sta alla base;
– la bruttezza, per esempio dei luoghi che abitiamo;
– l’omologazione e la manipolazione delle informazioni;
– la dispersione rumorosa;
– la competitività;
– la rigidità;
– l’alienazione e la mancanza di senso;
– la produzione di beni materiali.
L’insieme di tutti questi “con o senza” si compone in un paradigma, un filo rosso che lega le nostre idee in questo momento storico. Oggi viviamo lo scontro tra due civiltà, la civiltà americana e quella islamica, che non sono riducibili l’una all’altra, non sono commensurabili. Sono due mondi diversi, l’uno pagano e laico, l’altro fideistico, ma sono entrambi caratterizzati da fondamentalismo e integralismo. Gli Stati Uniti considerano solo una dimensione, quella economica e fanno ruotare tutto il resto intorno ad essa; l’Islam, invece, considera solo la dimensione religiosa e su quella integra ogni altro aspetto.
Il modello islamico è caratterizzato da: infantilismo, maschilismo, classismo, grande divario tra opulenza e povertà, caparbietà, intransigenza, repressione e diffidenza.
Il modello americano è denotato da: infantilismo, machismo, classismo, integralismo economico, specializzazione spinta, fanatismo della precisione, fanatismo consumista, competitività, intransigenza di forma manageriale, dissipazione sessuale, anomia e ipertrofia della razionalità.
Esiste un modello alternativo, eclettico che andrebbe rivalutato: affonda le radici in Grecia, nella Roma di Adriano, nella Firenze dei Medici.
Questo modello “terzo” è portatore:
– di un “germe” interclassista;
– della separazione dei poteri, che si oppone a qualsiasi integralismo;
– di una pluralità di saperi e di approcci, contrapposti alla iper-specializzazione;
– di una maggiore tolleranza, che proviene dalla cultura del paganesimo;
– di una maggiore propensione all’accoglienza;
– di un equilibrio possibile tra razionalità ed emotività;
– di una dimensione sensuale della vita (l’eros);
– dell’oralità;
– del senso della misura;
– dell’allegria;
– di un senso del lusso fatto di: tempo, occasioni di convivialità, libertà, relazioni orizzontali, leggerezza, consapevolezza e ozio creativo (in cui si mescolano lavoro, studio e gioco).
Domenico De Masi ci ha trasmesso, attraverso le sue parole, un esempio di “concretezza e fantasia”; il suo pensiero si sviluppa in equilibrio con il suo stile di vita e la sua scelta professionale.
