STRATEGIE PER IL FUTURO DI MILANO: tra sviluppo e riqualificazione

ANTONELLO BOATTI 15 maggio 2004  | LavorInCorso – CON…O…ScENZA

Sabato 15 maggio “ISMO Lavori in corso” ha ospitato il prof. Antonello Boatti, docente di Progettazione Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano e promotore di diversi studi e ricerche nel campo della tutela e della promozione dei valori ambientali della città.
Perchè parlare di città a “Lavori in corso”? Perchè la città può essere un luogo di incontro o di separazione, può costruire spazi che facilitino il bene-stare e il ben-essere o può diventare una sequenza di non-luoghi, come li definisce Augè.
Il prof. Boatti ci ha invitato a riflettere sul declino che sta caratterizzando la città di Milano e sulla necessità di ridarle uno scopo, un’anima, un senso, proponendo una visione critica e autonoma, basata sul suo lavoro universitario

A Milano avvengono continui spostamenti dall’hinterland verso il centro. I poli posti all’esterno hanno una scarsa capacità attrattiva. Accentuare la congestione del centro significa peggiorare la situazione. E’ necessario, invece, coinvolgere la città esterna alle mura e creare uno scambio di risorse tra Milano e la cintura. La città centrale deve cedere fattori congestionanti; il rilancio della città, infatti, sta nella distribuzione di poli (di ricerca, universitari e sanitari) in aree semi periferiche, in modo che queste ultime possano riqualificarsi. E’ inoltre indispensabile che la costruzione dei nuovi poli avvenga nel rispetto di criteri adeguati (dal punto di vista ecologico, ambientale e del paesaggio) e che preveda la presenza di infrastrutture sul territorio. Rispettare l’ecologia urbana significa attuare sul territorio azioni che tramandino un ambiente uguale o migliore ai nostri discendenti.
L’idea che sta alla base della posizione di Boatti è quella di una città multipolare, in cui:
– la cintura urbana acquisisce potenzialità nuove che diventano il motore della riqualificazione delle periferie della città e dell’hinterland;
– la città centrale può promuovere il recupero dei valori naturali.

Parlare di città multicentrica significa smettere di ragionare in termini di “centro” e “periferia” e favorire la fondazione di un patto sociale tra le due aree, evitando di concentrare tutte le iniziative culturali al centro.
Per evitare la “conurbazione” (cioè l’impossibilità di capire, uscendo da Milano, dove finisca la città) è necessario creare “spine verdi” e consentire alle aree verdi di entrare nella città.
E’ necessario favorire un’osmosi e far depositare all’esterno della città alcuni fattori congestionanti ora al centro di Milano. La città infatti ha acquisito molteplici attività (finanza, amministrazione, terziario), ma ha perso residenza, cioè abitanti.

Quali sono le azioni indispensabili per il futuro di Milano tra sviluppo e riqualificazione?

– Lentamente Milano deve riprendersi quote residenziali.
– Acquista rilievo particolare la questione delle case in affitto.
– Milano potrebbe uscire dalla depressione demografica anche attrezzandosi ad ospitare cittadini stranieri.;
– Per il problema dell’inquinamento dell’aria è necessaria una politica di tutela del trasporto pubblico, con la protezione dei percorsi e l’uso di sistemi non inquinanti.
– Per il problema del traffico è indispensabile selezionare, separare e limitare i flussi veicolari privati, dissuadendo le possibilità di ingresso nella parte più centrale della città, almeno all’altezza delle mura spagnole.

Boatti sottolinea l’importanza di costruire una vision, di concepire un tra-guardo per Milano: la natura deve rientrare in città, le risorse naturali possono diventare elemento di riqualificazione urbana anche al centro della città.
I Navigli vanno valorizzati, così come va recuperata la memoria storica di Milano depositata nei tracciati della Martesana, lungo un percorso di 11 chilometri.

L’intervento di Boatti ha evidenziato la necessità di costruire una politica culturale che rimetta al centro l’interesse pubblico.
Con…o senza…l’interesse pubblico – si potrebbe parafrasare così l’intervento del relatore. Altrimenti Milano corre il rischio di far morire non tanto l’attività economica, ma l’ambiente e la qualità di vita.