SISTEMI ORGANIZZATIVI ECOLOGICI: OSSERVAZIONI SULLA NATURA DELLA SOSTENIBILITÀ SOCIALE

di Chiara Sciotti

Breve storia del concetto di sostenibilità e ESG

Negli ultimi anni le tematiche legate alla Sostenibilità – e i criteri ESG (Environmental, Social, Governance) – si sono diffusi in maniera importante.
Gli ESG nascono con l’obiettivo di valutare e valorizzare la capacità delle imprese di creare valore considerando aspetti ambientali, sociali e di governance, ma, nonostante la loro portata sia ampia, l’associazione più immediata è legata alla sola sostenibilità ambientale.

Per lungo tempo, l’impegno verso una sempre maggiore sostenibilità è stato frutto di una scelta volontaria per le Organizzazioni, che potevano decidere a loro discrezione se e come comunicarlo.
Il percorso verso una maggiore consapevolezza dell’importanza della sostenibilità ha radici antiche. Il 1953 segna un punto di partenza importante, quando Howard Bowen pubblicò Social Responsibilities of the Businessman, dando il via a un dibattito sulle responsabilità aziendali oltre il profitto economico.

Dagli anni ’60 cominciarono a diffondersi idee che anticipavano quelle riflessioni che oggi sono alla base degli ESG. Nel 1972 si tenne la prima Conferenza sull’Ambiente delle Nazioni Unite, che diede vita alla Dichiarazione di Stoccolma, dove si affermava il diritto di tutti a vivere in un ambiente dignitoso e salubre. Questo percorso ha portato a riconoscere che una crescita economica infinita non è sostenibile su un pianeta con risorse naturali limitate.

Da allora, eventi storici come l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite e gli Accordi di Parigi (2015) hanno definito i principi guida dell’ESG nel mondo delle aziende. Le idee e le decisioni prese durante queste conferenze stanno oggi influenzando le strategie di sostenibilità adottate da Stati, Organizzazioni e Imprese in tutto il mondo. Con l’avvento della SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) ovvero la normativa dell’Unione Europea (marzo 2021), che mira a promuovere la trasparenza nel settore finanziario per quanto riguarda la sostenibilità, le imprese finanziarie si impegnano a comunicare i Principali Impatti Negativi (Principal Adverse Impacts, PAI) delle loro attività e gli investimenti sugli aspetti ambientali e sociali.

Le organizzazioni sono oggi sempre più sollecitate a rispondere a molti degli obiettivi sopra citati cercando il giusto balance fra gli obiettivi di business e lo sviluppo del bene comune.
Dove trovare il  punto di equilibrio?  Sembra necessario muoversi nella direzione di un futuro che consenta alle persone di vivere adeguatamente la propria vita personale e professione. La sostenibilità sociale oggi si lega proprio ai temi della dignità umana, della libertà di scelta, delle condizioni ecologiche dei sistemi sociali e anche in conformità ai dettami costituzionali

Parlare di ESG significa, in fondo, parlare di bene comune: valutare i requisiti di tutto ciò che può essere condiviso, reso accessibile e messo a disposizione dell’intera cittadinanza. Questo concetto è ben radicato anche nella nostra Costituzione, che in diversi articoli richiama l’interesse collettivo, la solidarietà, l’eredità collettiva e la responsabilità verso le generazioni future, principi fondamentali del bene comune.

La Costituzione Italiana può quindi essere un faro per orientare il tema della sostenibilità in modo equo. Essa offre infatti un quadro normativo che va nella direzione di Sostenibilità sociale: dagli articoli che tutelano il lavoro (art. 4 e 36), all’eguaglianza (art. 3), alla salute (art. 32) e all’ambiente (art. 9), la Carta costituzionale è una guida solida per garantire che ogni azione volta alla sostenibilità sociale sia radicata nei diritti fondamentali e nel principio di legalità e perché la tutela della dignità del lavoratore sia esercitata attraverso principi fondamentali come la giusta retribuzione, il riposo e il tempo libero, non soltanto come obiettivo morale, ma come dovere giuridico e politico.

L’approccio al bene comune e l’attenzione alla sostenibilità si basano sull’idea di preservare e promuovere risorse, diritti e condizioni favorevoli per il benessere collettivo, non solo per le generazioni attuali ma anche per quelle future. Per garantire una società sostenibile, è quindi essenziale che si aderisca a valori e condizioni che tutelino il benessere e la dignità di tutti i cittadini, rendendo il sistema sociale ed economico equo e durevole nel tempo.

In ogni organizzazione ovviamente coabitano una pluralità di obiettivi e istanze: il risultato economico, le esigenze del lavoro e dei lavoratori, le motivazioni dei singoli soggetti. Non si tratta di differenze da omogeneizzare, ma risorse da armonizzare e da rendere compatibili verso i fini istituzionali dell’organizzazione. Anzi, sono proprio i fini dell’istituzione che oggi richiedono diversità, mescolanza e ibridazione, quindi più soggettività. Vito Volpe, 1993

Sviluppare sistemi sostenibili per accogliere e promuove la dignità e libertà del cittadino

Oggi è fondamentale promuovere uno sviluppo sostenibile che favorisca l’integrazione e l’appartenenza e processi di disalienazione, una connessione armoniosa con l’ambiente organizzativo interno e con il mondo esterno, superando dinamiche che isolano o frammentano l’individuo.

La società moderna richiede soluzioni ai problemi umani e sociali che permettano alle organizzazioni di ottenere risultati positivi sia socialmente che economicamente. tali soluzioni devono facilitare la crescita completa e integrale dell’essere umano singolo e nel sistema complesso, valorizzandone il potenziale e il benessere.

In questa direzione, ISMO sviluppa azioni di intervento, consulenza e formazione orientate a lavorare per:

  • Sviluppare “senso di appartenenza” sostenibile che sia coerente sia con gli obiettivi dell’impresa, sia con le esigenze personali e di crescita delle persone. Per raggiungere questo scopo, è necessario valorizzare le risorse individuali, ricche di soggettività, volontà e aspirazioni, favorendo il perseguimento dei fini personali come espressione di benessere e realizzazione.
  • Costruire un’ecologia dell’istituzione: “La cultura organizzativa ha lo scopo di aiutare questa mediazione fra individui ed organizzazione. Fare cultura organizzativa per un’impresa, è oggi uno dei pochi mezzi per fare management, per fare gestione delle risorse umane che è, prima di tutto, orientamento degli uomini verso l’organizzazione e dell’organizzazione verso gli uomini” (Vito Volpe, 1993). L’istituzione può essere vista come una tela in cui ogni filo (le persone, le norme, le strutture) è intrecciato con cura. Quando i fili si spezzano o si tendono troppo, il tessuto si strappa; un’ecologia dell’istituzione consiste nel riparare questa trama.
  • Sostenere e sviluppare la libertà di pensiero e di scelta delle persone, promuovendo il diritto di partecipare attivamente alla vita organizzativa. È essenziale che ci sia consapevolezza della libertà di esprimere interessi personali e che si creino condizioni ambientali che tutelino l’ambiente. Una libertà non può essere illimitata, poiché esistono diritti, necessità e limiti legati al sistema, che include altri individui con esigenze diverse, oltre alle risorse ambientali scarse e alle regole a cui tutti devono attenersi.
  • Garantire dignità ad ogni individuo. Per conferire a un sistema un’accezione di sostenibilità è necessario dar garanzia di dignità attraverso inclusione, riduzione delle iniquità, partecipazione attiva e riconoscimento del valore di ogni individuo. Quest’intervento implica co-responsabilità collettiva per tutelare benessere e diritti fondamentali, evitando che le scelte attuali compromettano il futuro.

Abbiamo il sogno di rendere migliore il mondo in cui tutti viviamo e lavoriamo.
In questa prospettiva, Sostenibilità Sociale significa sostenere la cittadinanza organizzativa di ogni persona, comunità benestanti e integrate e relazioni generative.

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